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Reddito minimo garantito, occupazione, nuove opportunità di lavoro, università e ricerca. Di questo e altro si è parlato nella diretta streaming con Giovanna Marano, Rita Borsellino e Claudio Fava realizzata il 3 ottobre a Catania.

Riprese di Gabriele Trapani.

 
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Non sarà un presunto cavillo di forma a fermarmi. E non mi fermerà nemmeno la confusione politica e istituzionale agitata ad arte a Roma due giorni prima della presentazione delle liste. Da cittadino italiano e siciliano, da candidato alla presidenza di un progetto politico forte e condiviso, non mi rassegno, non rinuncio, non mi ritiro: anzi, rilancio. Sono in campo accanto a Giovanna Marano. Con la stessa ambizione di ieri: restituire ai siciliani una politica che si prenda cura della loro vita e dei loro diritti. Un’ambizione condivisa dai tanti che in queste settimane sono cresciuti e si sono raccolti attorno a noi. Ma forse proprio l’idea che questa terra potesse finalmente liberarsi dalle tossine del passato, l’idea che anche la Sicilia diventasse buon laboratorio di democrazia e non più terra di appartenenze e di obbedienze ha destato molte preoccupazioni. A Sicilia e a Roma.

Ecco i fatti, riepilogati per un’ultima volta.

Esiste nella legge elettorale siciliana una norma anticostituzionale che impedisce a un cittadino italiano non residente nell’isola di potersi candidare alla presidenza della Regione. Una sorta di jus sanguinis travestito da certificato di residenza. Norma grottesca, unica in Italia, ridicola nello spirito che la anima: ma la norma c’è. E in attesa di dichiararla anticostituzionale, ci siamo adeguati. Per cui il cittadino Claudio Fava ha mutato la propria residenza da Roma alla Sicilia. Ribadisce una legge ordinaria dello Stato del 2012 che per potersi candidare l’iscrizione nelle liste elettorali fa fede al momento della presentazione di liste e candidature: cioè – nel nostro caso – il 28 settembre. E io sono residente in Sicilia dal 18 settembre.

Dice invece un regolamento regionale del ’67, dunque vecchio di 35 anni, che il cambio di residenza va effettuato 45 giorni prima delle consultazioni elettorali. Lo sapevamo. Ma sappiamo anche – come ci confermano tutti i giuristi a cui ci siamo rivolti – che il termine che conta, e che fa fede, è quello indicato nella recente legge dello Stato (l’anagrafe dei cittadini è materia di competenza esclusiva dello Stato). Per cui eravamo pronti a presentare candidatura e certificati senza alcun timore.

Due giorni prima dal Viminale parte un’offensiva: «Riteniamo (senza conoscere le carte, dunque per pura profezia…) che Fava non sia candidabile». Errori nelle liste, dice il ministro. Le fanno notare che le liste non sono state presentate. Errori formali sulla residenza del candidato, rettifica il ministro. Nessun errore: sono residente in Sicilia. Il ministro tace ma a quel punto il danno (danno politico e personale) ormai è fatto. Con il Viminale che si pronunzia anticipatamente contro una candidatura, quale ufficio elettorale potrà mai ammetterla?

Avrei potuto tenere il punto, sapendo che candidatura e liste non sarebbero state accolte, e che rischiavamo di compromettere il progetto politico e la presenza dei nostri consiglieri nell’Ars per l’interpretazione che un funzionario avrebbe dato sul conflitto tra quelle due norme. E con la pressione istituzionale contro questa candidatura, l’esito era scontato. Certo, ci sarebbe stato il ricorso: ma con noi assenti dalla campagna elettorale. Troppo comodo per i nostri avversari.

Per cui, un passo indietro e due avanti: non più un presidente ma una coppia di presidenti, una squadra, un uomo e una donna che intendono con ancor più forza portare avanti il progetto di Libera Sicilia. Claudio Fava e Giovanna Marano. Lo stesso simbolo, la stessa idea civile, la stessa convinzione che oggi tutto questo sia possibile.

È stata una scelta di responsabilità. Una scelta per me convinta e al tempo stesso dolorosa: la convinzione di poter offrire a una splendida candidata come Giovanna Marano il compito di raccogliere questa sfida, il dolore di aver subito – io, voi, tutti – una violenza politica da parte di chi ha costruito, fra Termini Imerese e Roma, la campagna d’opinione sui presunti vizi di forma della mia candidatura.

Gli stessi che adesso, con umana miseria, imbeccano i giornalisti di qualche foglio amico per far credere che questa trappola sia stata pensata dentro i nostri partiti. Che sono invece il nostro punto di forza. La determinazione con cui SEL e Nichi mi hanno accompagnato in questi mesi, la convinzione con cui hanno sostenuto le mie scelte di questi giorni sono state il mio punto di forza.

Questa forza, questa convinzione adesso deve diventare l’anima della nostra campagna elettorale. Con Giovanna, con i nostri assessori, con i candidati, con le donne e gli uomini che si sono riconosciuti nelle parole libere di questo progetto. Governare senza firmare cambiali, partecipare senza chiedere permesso, scegliere senza dover obbedire a nessuno. È la Sicilia che vogliamo e che c’è già: aiutatemi in queste settimane a far sì che questa Sicilia sappia di sé, che mantenga intatto l’orgoglio della sfida. Io ci sono e ci sarò. Con la nostra faccia, col vostro cuore questa terra la libereremo.

Claudio Fava

 
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http://catania.blogsicilia.it/fava-presenta-parte-della-sua-squadra/101859/
“Prima di presentare parte della mia futura giunta, vorrei chiedere a tutti i gruppi parlamentari che sostengono i candidati alla presidenza della Regione, che i bilanci di spesa, della campagna elettorale, vengano resi pubblici”. Questa è la premessa di Claudio Fava durante la conferenza stampa di questa mattina a Palazzo dei Normanni a Palermo.

“Le siciliane e i siciliani chiedono trasparenza. Per questo motivo presentiamo la squadra degli assessori prima del voto, senza sotterfugi. Beni comuni, impegno civile, responsabilità e condivisione, sono i valori fondanti della giunta di #LiberaSicilia:Renato Costa, assessore alla Salute; Adriana Laudani, assessore alla Riforma della Regione, decentramento e partecipazione;Luca Nivarra al Territorio, Ambiente e Beni comuni; Lia Grazia Fassari ai Saperi, formazione e diritto allo studio. Ninni Bruschetta, assessore alla Cultura”.

Servizio di Maurizio Zoppi
Editing di Marta Ruggiero

 
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I programmi calati dall’alto, preconfezionati, alla prova dei fatti non hanno mai dato vita a una pratica politica efficace. La stesura del programma di Libera Sicilia richiede la tua partecipazione: la piattaforma di e-democracy LiquidFeedback ospita la comunità che discuterà da oggi le carte di governo ed elaborerà le proposte che saranno messe ai voti.
Non serve un uomo solo al comando: servono le idee di tanti

Clicca su www.liberasicilia2012.it/programma.php e partecipa alla redazione del programma di LiberaSicilia.

 
 
 
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La conferenza stampa del 5 settembre all’Ars.
Con Claudio Fava, Leoluca Orlando, Rita Borsellino e Nando dalla Chiesa.

Leggi la Conferenza stampa del 5 settembre all’Ars. Con Claudio Fava, Leoluca Orlando, Rita Borsellino e Nando dalla Chiesa. Voltiamo pagina.
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da Il Fatto – domenica 2 settembre 2012

Ci sono giorni in cui la cronaca spalanca il cuore. Non, si capisce, la cronaca politica nazionale, sequestrata da decrepiti mostri partitici e tecnici, aggrappati alle loro poltrone, ai loro fallimenti, alle loro bugie e parole vuote, ai loro segreti, ai loro ricatti.

Ma per esempio la cronaca religiosa, con la lunga fila di cittadini silenziosi, cattolici e laici, che salutano il cardinal Martini, raro esemplare di pastore che univa fede e cultura, dunque parlava a tutti e con tutti (come ogni vero “cattolico”, cioè “universale”, dovrebbe fare). Ma soprattutto parlava di tutto senza tabù, dalle coppie di fatto ai divorziati e ai separati, dagli omosessuali ai contraccettivi, dalla corruzione al rinnovamento della politica, dall’inizio alla fine della vita (perché Dio è tutto e dappertutto). Un uomo di Dio che era avanti anni luce rispetto non solo alla gerarchia, ma anche alla politica: basti pensare alla sua scelta non contro l’accanimento terapeutico, ma contro i “salvavita” come l’alimentazione e l’idratazione artificiali che una legge demenziale vorrebbe imporre a tutti.

Anche le cronache culturali danno motivi di speranza: pare che alla Mostra di Venezia si presentino alcuni bei film italiani, come non accadeva da tempo, a dispetto della guerra al cinema e alla cultura scatenata dal berlusconismo.

E c’è motivo di sorridere persino dalle cronache politiche della Sicilia. Nella terra delle trattative Stato-mafia seguite a mezzo secolo di convivenze e connivenze, nella terra che 11 anni fa tributava 61 collegi su 61 al partito di Dell’Utri, nella terra governata a lungo da Totò Cuffaro con la sinistra e con la destra e ultimamente da Lombardo alleato di pezzi di sinistra e pezzi di destra, i sondaggi danno in vantaggio la faccia pulita di Claudio Fava.

Non è un personaggio facile: la sua intransigenza, ereditata dal padre Pippo e scambiata da alcuni per alterigia, gli ha alienato fin dai tempi della Rete le simpatie di molti, che lo trovano troppo poco piacione e troppo allergico ai compromessi. Si diceva che Fava «non porta voti», fin da quando perse di misura le comunali a Catania contro Enzo Bianco e poi, osteggiatissimo segretario regionale Ds, raccolse scarsi consensi elettorali. Ora però, visti i risultati degli (e i prezzi pagati dagli) “uomini del consenso”, c’è chi guarda a lui come a quello che è: una persona seria, colta e onesta, un giornalista-politico-sceneggiatore (I cento passi di Giordana era anche suo) che tre anni fa l’Economist elesse “eurodeputato dell’anno” come relatore della commissione d’inchiesta sulle “extraordinary rendition” (i sequestri illegali di presunti terroristi) della Cia, mentre il suo partito, i Ds, si voltava dall’altra parte, anzi salvava dall’arresto gli agenti Cia e copriva col segreto di Stato gli spioni italiani loro complici. Infatti Claudio passò a Sel.

Ora, dopo lo sfacelo di destra e sinistra anche a livello locale, il candidato post-ideologico di due piccoli partiti come Sel e Idv potrebbe ripetere il successo riscosso a Palermo da un personaggio molto più mediatico di lui come Luca Orlando, ma anche a Napoli da De Magistris, a Milano da Pisapia, a Genova da Doria. Tantopiù che in Sicilia il Pd ha tradito il suo statuto designando il pittoresco Crocetta senza passare per le primarie, in nome dell’inciucio con l’Udc, che in Sicilia ha tuttoggi un solo capo: Totò. Abbiamo spesso criticato Di Pietro per candidati alla Di Gregorio, Razzi e Scilipoti, o per l’appoggio al pidino plurimputato De Luca. Ora va a suo onore la scelta di appoggiare Fava, anziché frazionare il fronte della legalità con un candidato di bandiera, superando le comprensibili resistenze interne di chi non ne può più dei valzer di Vendola. In attesa di ripermettersi il lusso di parlare di destra e sinistra, e mentre (nel 2012!) qualche furbastro dissotterra i fossili del fascismo e del comunismo, i siciliani hanno una fortuna di cui farebbero bene ad approfittare: votare qualcuno senza turarsi il naso.

Marco Travaglio

 
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Un vento di riscatto civile e politico sta scuotendo la Sicilia. Lo stesso vento che animò speranze e intenzioni nella primavera del ’93, che conobbe straordinarie vittorie elettorali contro i partiti del malaffare, che espugnò città ritenute ormai perdute. Da quei giorni sono passati quasi vent’anni, ma lo spirito di quel tempo in molti di noi s’è mantenuto intatto: e non è un caso per molti di noi ritrovarci di nuovo insieme in una sfida che vuole restituire ai siciliani una politica finalmente libera da convenienze, compromessi, clientele e menzogne.

Una politica disobbediente, con la schiena dritta, che non chiederà permesso ai comitati d’affari né ai capimafia, che non punterà a comprarsi il consenso dei cittadini ma a prendersi cura della loro vita e dei loro diritti. Una politica che archivierà senza rimpianti Lombardo e Cuffaro, i loro partiti e i loro alleati.

La coalizione che si è consolidata in questi giorni, e che vede a sostegno della mia candidatura le forze politiche che hanno scelto in questi anni di non cedere mai alle lusinghe del compromesso, è il laboratorio politico nazionale per un nuovo centrosinistra. Con l’IDV, la Federazione della Sinistra e SEL, con la forza morale e politica di Rita Borsellino e del suo movimento, con la convinta adesione di molti elettori del Partito Democratico (disobbedienti anch’essi alle ottuse alleanze imposte dai loro dirigenti), con le tante donne e i tanti uomini liberi della Sicilia stiamo costruendo una straordinaria proposta politica. Chi pensava e sperava che il 9 giugno ci fossimo candidati solo per capriccio o per dovere di testimonianza è rimasto deluso: Libera Sicilia è un progetto di governo. E noi intendiamo vincere queste elezioni per governare.

Claudio Fava – LiberaSicilia2012.it

 
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ASCA – venerdì 31 agosto 2012

«Sono soddisfatta per la scelta dell’Idv siciliano di sostenere Claudio Fava per la presidenza della Regione. Adesso, è necessario coagulare tutte quelle forze che rappresentano l’unica concreta alternativa alle fallimentari esperienze dei governi di Cuffaro e Lombardo e che possono dare risposte concrete alle istanze di cambiamento che provengono dal territorio». Lo ha detto l’europarlamentare Rita Borsellino, che aggiunge: «Sono sicura che Fava possa rappresentare al meglio non solo quel popolo di centrosinistra che vuole unità e coerenza, ma anche tutti quei siciliani che alla politica chiedono un progetto credibile di sviluppo economico e sociale e più in generale un rinnovamento etico che non sia solo di facciata».